Rendimento di un conto deposito: come si calcola davvero
← Magazine · Pubblicato il 16 agosto 2026 · 5 min di lettura
Il tasso che vedi scritto in grande su un conto deposito è lordo e riferito a un anno intero. Il numero che ti arriva davvero sul conto passa da tre passaggi: gli interessi maturati sui giorni in cui i soldi sono rimasti fermi, la ritenuta fiscale che la banca trattiene per conto tuo, e l'imposta di bollo che si paga sulle somme depositate. Qui trovi i tre conti, uno alla volta, con un esempio che li tiene insieme.
La formula per calcolare gli interessi lordi
Gli interessi lordi di un conto deposito si calcolano così: capitale × tasso annuo lordo × giorni di deposito / 365. Il tasso pubblicizzato è sempre su base annua, quindi se lasci i soldi fermi sei mesi ne maturi circa metà. Su 10.000 euro a un tasso lordo del 3% per 365 giorni gli interessi lordi sono 300 euro; per 182 giorni sono 300 × 182/365, cioè 149,59 euro.
Il divisore è l'anno civile, e i giorni si contano da quando la somma è effettivamente disponibile sul conto: la data di valuta, non quella dell'ordine di bonifico. Le condizioni economiche del contratto, che per legge la banca deve consegnarti nel foglio informativo previsto dalle norme di trasparenza della Banca d'Italia, indicano quale criterio di calcolo dei giorni viene applicato.
Quanto trattiene il fisco sugli interessi
Sugli interessi dei conti deposito la banca applica una ritenuta del 26%, come previsto dall'Agenzia delle Entrate per i redditi di capitale di fonte italiana. La banca fa da sostituto d'imposta: trattiene lei e versa lei, quindi sull'estratto conto vedi già l'importo netto e non devi indicare nulla in dichiarazione dei redditi.
Il conto è immediato: interessi netti = interessi lordi × 0,74. Dai 300 euro lordi dell'esempio, 78 euro vanno di ritenuta e ne restano 222. Se un'offerta indica il tasso netto invece che quello lordo, il passaggio è già stato fatto per te: un 3% lordo corrisponde a un 2,22% netto.
L'imposta di bollo sul deposito
Sui prodotti finanziari, conti deposito compresi, si paga un'imposta di bollo pari allo 0,20% annuo del valore depositato, secondo quanto stabilito dall'articolo 13 della Tariffa allegata al DPR 642/1972 e riepilogato dall'Agenzia delle Entrate. Per le persone fisiche non c'è un tetto massimo; il limite di 14.000 euro annui riguarda i soggetti diversi dalle persone fisiche.
Su 10.000 euro fermi per un anno il bollo è 20 euro, addebitati direttamente dalla banca. Si calcola in proporzione ai giorni di rapporto, quindi un deposito chiuso a metà anno paga circa metà. È una voce che si somma alla ritenuta e cambia il conto finale: l'esenzione per giacenza media complessiva fino a 5.000 euro prevista dalla stessa norma riguarda i conti correnti e i libretti di risparmio delle persone fisiche, non i prodotti finanziari come il conto deposito.
Un esempio con tutti i numeri
Metti 10.000 euro su un conto deposito al 3% lordo per dodici mesi. Interessi lordi: 300 euro. Ritenuta del 26% prevista dall'Agenzia delle Entrate: 78 euro. Interessi netti: 222 euro. Imposta di bollo dello 0,20% sui 10.000 euro depositati: 20 euro. Quello che resta in tasca è 202 euro, cioè il 2,02% del capitale, contro il 3% del cartellino.
La distanza fra il tasso scritto e il risultato finale cresce quanto più il tasso è basso, perché il bollo si calcola sul capitale e non sugli interessi: su un tasso lordo dell'1%, i 100 euro lordi diventano 74 netti e il bollo da 20 euro se ne porta via poco più di un quarto. Se vuoi vedere come lo stesso capitale si comporta quando gli interessi restano dentro e maturano a loro volta, il conto è spiegato in come si calcola l'interesse composto.
Vincolato e libero: cosa cambia nel conteggio
In un conto deposito libero puoi ritirare le somme quando vuoi e gli interessi maturano sui giorni di effettiva giacenza; in uno vincolato ti impegni a lasciare la somma ferma per una durata stabilita e il tasso è riferito a quel periodo. Il contratto indica cosa succede se chiedi i soldi prima della scadenza: nella maggior parte dei casi il vincolo si può sciogliere, ma gli interessi maturati vengono ricalcolati a un tasso inferiore o azzerati.
Un secondo elemento che cambia il conteggio è quando gli interessi vengono accreditati: alla scadenza, ogni trimestre o ogni anno. Le somme sui conti deposito rientrano nella tutela del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce fino a 100.000 euro per depositante e per banca secondo il quadro sui sistemi di garanzia dei depositi vigilato dalla Banca d'Italia; la soglia si conta sommando tutti i rapporti che hai presso lo stesso istituto.
Perché due tassi uguali possono dare risultati diversi
A parità di tasso lordo, il risultato finale cambia per tre motivi contrattuali: chi paga l'imposta di bollo, quando arrivano gli interessi e come si contano i giorni. Alcune banche si accollano il bollo e lo scrivono nel foglio informativo; in quel caso i 20 euro dell'esempio restano al depositante e il rendimento effettivo sale.
Anche la periodicità dell'accredito pesa: interessi versati ogni trimestre su un conto libero possono restare sul conto e maturare a loro volta, mentre interessi liquidati tutti alla scadenza no. Per confrontare due offerte con lo stesso metro conviene rifare ogni volta lo stesso conto in quattro righe: lordi, meno 26%, meno bollo, diviso il capitale di partenza.
Domande frequenti
- Come si calcola il rendimento netto di un conto deposito?
- Si moltiplica il capitale per il tasso annuo lordo e per i giorni di deposito divisi 365. Sul risultato si toglie la ritenuta del 26% prevista dall'Agenzia delle Entrate, quindi si sottrae l'imposta di bollo dello 0,20% annuo calcolata sul capitale depositato. Su 10.000 euro al 3% lordo per un anno: 300 euro lordi, 78 di ritenuta, 20 di bollo, 202 euro netti.
- Gli interessi del conto deposito vanno dichiarati?
- No. La banca agisce come sostituto d'imposta: trattiene il 26% e lo versa direttamente, quindi l'importo che vedi accreditato e' gia' netto e non va riportato nella dichiarazione dei redditi. Fa eccezione il caso di conti aperti presso intermediari esteri che non applicano la ritenuta italiana.
- L'imposta di bollo si paga anche se il conto deposito e' vuoto o chiuso a meta' anno?
- Il bollo dello 0,20% previsto dall'articolo 13 della Tariffa allegata al DPR 642/1972 si calcola sul valore depositato e in proporzione ai giorni di durata del rapporto: un conto chiuso dopo sei mesi paga circa meta' dell'importo annuo, e un conto a saldo zero non genera imposta perche' la base di calcolo e' zero.
- Fino a quanto sono garantite le somme su un conto deposito?
- Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi copre fino a 100.000 euro per depositante e per banca, secondo il quadro sui sistemi di garanzia dei depositi vigilato dalla Banca d'Italia. La soglia si applica sommando tutti i rapporti intestati alla stessa persona presso lo stesso istituto, conto corrente compreso.
- Cosa succede se ritiro i soldi da un conto vincolato prima della scadenza?
- Dipende da cosa prevede il contratto, che deve essere indicato nel foglio informativo richiesto dalle norme di trasparenza della Banca d'Italia. Nella maggior parte dei casi lo svincolo anticipato e' possibile ma gli interessi maturati vengono ricalcolati a un tasso piu' basso o azzerati; in altri il vincolo non e' rimovibile fino alla scadenza.