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Tassazione dei dividendi: come si calcola il netto

← Magazine · Pubblicato il 13 agosto 2026 · 5 min di lettura

Sui dividendi incassati da una persona fisica fuori dall'attività d'impresa si applica un prelievo del 26%: sull'estratto conto arriva già l'importo netto, e in quel caso il conto è finito lì. Qui vedi come si passa dal lordo al netto, chi trattiene l'imposta, cosa cambia quando le azioni sono estere, quando il dividendo va invece scritto in dichiarazione, e quali date decidono a chi spetta l'incasso.

Quanto si paga su un dividendo

L'aliquota è del 26%, applicata come ritenuta a titolo d'imposta sui dividendi di fonte italiana percepiti da persone fisiche al di fuori dell'esercizio d'impresa, in base all'articolo 27 del DPR 600/1973 e alle aliquote pubblicate dall'Agenzia delle Entrate. "A titolo d'imposta" significa che il prelievo chiude la partita: quel dividendo non entra nel reddito complessivo, non si somma agli altri redditi e non fa salire l'aliquota Irpef.

Il calcolo è una moltiplicazione sola. Con 100 azioni e un dividendo unitario di 1,50 euro, il lordo è 150 euro; il 26% è 39 euro; il netto accreditato è 111 euro. In percentuale, di ogni 100 euro di dividendo lordo ne restano 74.

Chi trattiene l'imposta, e cosa devi fare tu

Se le azioni sono depositate presso una banca o un intermediario italiano, è l'intermediario che agisce da sostituto d'imposta: trattiene il 26%, lo versa all'Erario e accredita il netto, senza che tu debba dichiarare nulla. È il funzionamento del regime amministrato, e riguarda la maggior parte di chi investe attraverso un conto titoli aperto in Italia.

Il dividendo va invece indicato nel quadro RM della dichiarazione dei redditi quando lo incassi senza il passaggio di un sostituto d'imposta italiano — tipicamente azioni estere detenute presso un intermediario estero. In quel caso l'imposta sostitutiva del 26% la liquidi tu in dichiarazione, come indicato nelle istruzioni al modello Redditi Persone Fisiche dell'Agenzia delle Entrate. Il possesso di attività finanziarie estere comporta inoltre la compilazione del quadro RW ai fini del monitoraggio.

Dividendi da azioni estere: il doppio prelievo

Su un dividendo estero il prelievo avviene due volte: prima nel Paese della società che paga, nella misura prevista dalla convenzione contro le doppie imposizioni, poi in Italia con il 26% calcolato sull'importo già ridotto dalla ritenuta estera — il cosiddetto netto frontiera, cioè quanto arriva alla frontiera dopo la tassa straniera. La sequenza è questa, non una somma delle due aliquote.

Con un dividendo lordo di 100 euro da una società statunitense, la Convenzione fra Italia e Stati Uniti prevede in via ordinaria una ritenuta del 15% sui dividendi: restano 85 euro, sui quali l'intermediario italiano applica il 26%, cioè 22,10 euro. Il netto è 62,90 euro, e il prelievo complessivo pesa il 37,10%. Poiché l'imposta italiana è applicata a titolo definitivo e il dividendo non concorre al reddito complessivo, il credito per le imposte pagate all'estero previsto dall'articolo 165 del TUIR non è utilizzabile: il recupero della parte estera, quando previsto, passa dalle procedure di rimborso dello Stato che l'ha applicata.

Le date che decidono chi incassa

Chi riceve il dividendo non è chi possiede l'azione il giorno del pagamento, ma chi la possiede prima della data di stacco: secondo il calendario di Borsa Italiana la data di stacco (ex date) è il primo giorno in cui l'azione si scambia senza il diritto al dividendo, la record date individua i titolari legittimati e la data di pagamento è il giorno dell'accredito. Comprare il giorno dello stacco significa comprare l'azione senza quel dividendo.

Nel giorno dello stacco il prezzo di riferimento dell'azione parte decurtato dell'importo del dividendo, perché quel valore esce dalla società ed è già stato distribuito. Il calendario delle tre date per ogni società è pubblicato da Borsa Italiana e nei comunicati della società stessa dopo la delibera dell'assemblea.

Distribuzioni di ETF e fondi

Anche le cedole distribuite da ETF e fondi comuni armonizzati europei subiscono il prelievo del 26%, ma sono classificate come redditi di capitale: significa che non si possono compensare con le minusvalenze, che appartengono invece alla categoria dei redditi diversi. La distinzione è quella tracciata dal TUIR e non dipende dall'intermediario che usi.

Nel caso degli ETF ad accumulazione la distribuzione non avviene: i proventi restano nel valore della quota e la tassazione si presenta al momento della vendita, sulla differenza fra prezzo di vendita e costo di acquisto. Sul meccanismo di crescita dei rendimenti che restano investiti, il conto è quello dell'interesse composto.

Come verificare l'importo accreditato

Per controllare un accredito servono tre dati che trovi nella contabile dell'operazione: il dividendo unitario lordo, il numero di azioni possedute alla record date e l'aliquota applicata. Lordo unitario per numero di azioni dà il lordo totale; il netto deve corrispondere al lordo totale meno il 26% (meno l'eventuale ritenuta estera, applicata prima). Se il netto è più basso, la voce che spesso spiega la differenza è una commissione di incasso dividendi, indicata a parte nella contabile.

Sul deposito titoli si aggiunge poi l'imposta di bollo sui prodotti finanziari, dovuta nella misura dello 0,2% annuo sul valore di mercato in base alla tariffa allegata al DPR 642/1972: è un prelievo sul valore del deposito, non sul dividendo, e compare separatamente dalla ritenuta. Se preferisci non rifare i conti a mano titolo per titolo, Quotine tiene lordo, ritenuta e netto nella stessa vista.

Domande frequenti

Qual è l'aliquota sui dividendi in Italia?
Il 26%, applicato come ritenuta a titolo d'imposta sui dividendi di fonte italiana percepiti da persone fisiche fuori dall'attività d'impresa, in base all'articolo 27 del DPR 600/1973 e alle aliquote dell'Agenzia delle Entrate. Su 150 euro di dividendo lordo la ritenuta è 39 euro e il netto 111 euro.
I dividendi vanno dichiarati?
No, se le azioni sono depositate presso un intermediario italiano: trattiene il 26% e versa l'imposta come sostituto d'imposta. Vanno indicati nel quadro RM della dichiarazione quando l'incasso avviene senza un sostituto d'imposta italiano, per esempio con azioni estere presso un intermediario estero; in quel caso serve anche il quadro RW.
Come si calcola la tassazione dei dividendi esteri?
Prima si applica la ritenuta del Paese della società nella misura prevista dalla convenzione, poi il 26% italiano sull'importo residuo. Su 100 euro lordi da una società statunitense, con la ritenuta convenzionale del 15% restano 85 euro, il 26% è 22,10 euro e il netto è 62,90 euro.
La ritenuta estera si può recuperare con il credito d'imposta?
No: poiché l'imposta italiana è applicata a titolo definitivo e il dividendo non concorre al reddito complessivo, il credito per imposte estere dell'articolo 165 del TUIR non è utilizzabile. Quando previsto, il recupero passa dalle procedure di rimborso dello Stato che ha applicato la ritenuta.
Chi ha diritto al dividendo se vendo le azioni?
Il diritto dipende dalla data di stacco: secondo il calendario di Borsa Italiana chi acquista dal giorno dello stacco compra l'azione senza quel dividendo, mentre la record date individua i titolari legittimati e la data di pagamento è quella dell'accredito.