Portafoglio investimenti: come si calcola, voce per voce
← Magazine · Pubblicato il 19 agosto 2026 · 8 min di lettura
Un portafoglio investimenti è semplicemente l'insieme di tutto quello che possiedi in strumenti finanziari, guardato come un'unica cosa invece che titolo per titolo. Serve a rispondere a domande che sul singolo titolo non hanno senso: quanto vale tutto insieme, quanto pesa ogni posizione, quanto ha reso davvero il denaro che hai messo. Qui trovi i conti, uno per uno, con i numeri di un esempio. Non trovi quale portafoglio costruire: Quotine spiega come funzionano i calcoli, non cosa comprare.
Che cos'è un portafoglio di investimenti
Un portafoglio di investimenti è l'elenco completo degli strumenti finanziari che possiedi — azioni, obbligazioni, quote di fondi ed ETF, titoli di Stato, più la liquidità ferma sul conto in attesa di essere investita — con, per ognuno, la quantità posseduta e il valore attuale. L'espressione "investimenti di portafoglio" indica la stessa cosa vista dall'altro lato: quote di società comprate come investimento finanziario, senza intenzione di controllarle o gestirle.
Non conta su quanti conti o intermediari sono sparsi. Se hai un deposito titoli in banca e uno presso un broker online, il portafoglio è la somma dei due: separarli è comodo per gli estratti conto, ma qualunque conto sui pesi e sul rendimento complessivo si fa sul totale, altrimenti descrive solo un pezzo della realtà.
Come si calcola il valore del portafoglio
Il valore di un portafoglio è la somma, per ogni strumento, della quantità posseduta moltiplicata per l'ultimo prezzo di mercato, più la liquidità disponibile. Il prezzo da usare è quello di oggi, non quello pagato all'acquisto: il prezzo di acquisto serve per calcolare il guadagno, non il valore.
Un esempio. Hai 120 azioni che chiudono a 18,40 euro, per 2.208 euro; 40 quote di un ETF a 96,50 euro, per 3.860 euro; un titolo di Stato con valore nominale 5.000 euro che quota 98,3, cioè il 98,3% del nominale, per 4.915 euro; e 500 euro sul conto. Il valore totale è 11.483 euro. Nota il titolo di Stato: le obbligazioni quotano in percentuale del valore nominale, quindi il conto è nominale per quotazione diviso 100, non quantità per prezzo in euro.
Una regola che evita gran parte degli errori: tutti i prezzi devono essere della stessa data. Se aggiorni la quotazione di due strumenti su cinque, il totale che leggi è un miscuglio di giorni diversi e non corrisponde a nessun momento reale.
Come si calcola il peso di ogni titolo
Il peso di una posizione è il suo valore attuale diviso il valore totale del portafoglio, moltiplicato per 100. Nell'esempio sopra le azioni pesano il 19,2% (2.208 su 11.483), l'ETF il 33,6%, il titolo di Stato il 42,8% e la liquidità il 4,4%. La somma fa 100: se non fa 100, hai dimenticato una riga o ne hai contata una due volte.
I pesi cambiano da soli, senza che tu compri o venda, perché si calcolano su prezzi che si muovono. Se raggruppi le righe per tipo di strumento — azionario, obbligazionario, liquidità — ottieni la divisione per classi, che ha un nome tecnico e alcune conseguenze pratiche: le trovi spiegate nella guida all'asset allocation.
Un punto che sorprende chi guarda un portafoglio fatto di fondi: un singolo ETF contiene già decine o centinaia di società, e la stessa società può comparire dentro due fondi diversi. Guardare cosa c'è realmente dentro gli strumenti che possiedi si chiama analisi look-through, cioè "guardando attraverso": significa aprire i fondi e sommare le posizioni sottostanti, invece di fermarsi al nome del prodotto.
Come si calcola il rendimento complessivo
Il rendimento di un portafoglio si calcola sottraendo dal valore attuale tutto il denaro che ci hai versato, e dividendo il risultato per il denaro versato. Se hai messo 10.000 euro complessivi e oggi il portafoglio vale 11.483 euro, il guadagno è 1.483 euro e il rendimento è 14,83%. Ai versamenti va sommato quello che hai già incassato — dividendi e cedole ritirati, se non li hai reinvestiti — altrimenti il conto sottostima quanto hai ottenuto.
Il conto si complica quando i versamenti sono avvenuti in momenti diversi, perché 1.000 euro messi otto anni fa e 1.000 messi il mese scorso non hanno lavorato per lo stesso tempo. Per confrontare periodi con versamenti irregolari si usa il rendimento time-weighted, cioè "pesato per il tempo": misura come si è comportato l'investimento indipendentemente da quando hai messo o tolto denaro, spezzando il periodo a ogni movimento e concatenando i risultati. È il metodo con cui i fondi pubblicano le proprie performance, ed è il motivo per cui la percentuale del fondo può essere diversa da quella che hai ottenuto tu.
Sul singolo titolo, invece, il riferimento è il prezzo medio di carico: la media dei prezzi pagati, pesata per le quantità di ogni acquisto. È il numero da cui si parte per calcolare la plusvalenza quando vendi, e quindi le tasse.
Cosa toglie il fisco e cosa tolgono i costi
Fra il rendimento lordo e quello che resta in tasca ci sono due prelievi. Il primo è fiscale: sui redditi di natura finanziaria si applica un'imposta sostitutiva del 26%, che scende al 12,5% per i titoli di Stato italiani e per quelli dei paesi inclusi nella white list, secondo l'Agenzia delle Entrate; sul deposito titoli si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,2% annuo calcolata sul valore, sempre secondo l'Agenzia delle Entrate. Le minusvalenze realizzate si possono compensare con le plusvalenze successive entro il quarto anno dopo quello in cui sono state realizzate, mentre dividendi e proventi di fondi ed ETF armonizzati sono redditi di capitale e, per l'Agenzia delle Entrate, non si compensano con quelle minusvalenze.
Il secondo prelievo è quello dei costi: commissioni di negoziazione su ogni ordine, canone del deposito titoli e, dentro fondi ed ETF, i costi correnti che sono già scontati dal prezzo che vedi. Per fondi, ETF, polizze finanziarie e certificati questi costi sono scritti nel KID, il documento standard che l'intermediario deve consegnarti prima dell'acquisto secondo le regole europee richiamate da Consob. Il netto del portafoglio è il lordo meno queste due file di voci: entrambe si calcolano, nessuna delle due si stima.
Per il conto completo sul netto di un dividendo, il passo per passo è nella guida sulla tassazione dei dividendi.
Che cosa mostra davvero una simulazione di portafoglio
Una simulazione di portafoglio è un calcolo aritmetico su ipotesi che scegli tu: metti un capitale iniziale, un versamento periodico, una durata e una percentuale annua, e il risultato è quanto farebbero quei numeri se quella percentuale si ripetesse identica ogni anno. Il risultato descrive l'ipotesi, non il futuro: dice "se fosse così, verrebbe questo", e quella è tutta l'informazione che contiene.
C'è però una cosa che una simulazione mostra bene, ed è l'effetto del tempo sul capitale che resta investito: la crescita non è una linea dritta, perché i rendimenti che non ritiri producono a loro volta rendimento. Il meccanismo, con la formula spiegata riga per riga, è nella pagina sull'interesse composto. L'altra cosa utile che una simulazione permette di vedere è quanto pesano i costi e le tasse su un orizzonte lungo, perché anche quelli si moltiplicano per gli anni.
Le simulazioni fatte con percentuali diverse — una bassa, una alta — mostrano l'ampiezza dei risultati possibili meglio di una singola cifra, che dà l'impressione di una precisione che non c'è.
Che cosa vuol dire "gestione" di un portafoglio
La parola gestione copre due cose diverse. La prima è chi decide: puoi decidere tu ogni operazione, oppure firmare un mandato di gestione patrimoniale con cui un intermediario autorizzato opera per tuo conto entro i limiti concordati per iscritto. In entrambi i casi Consob prevede che, prima di procedere, l'intermediario ti sottoponga il questionario di adeguatezza previsto dalla direttiva europea MiFID II, per verificare la coerenza fra quello che ti propone e quello che hai dichiarato su conoscenze, situazione e obiettivi.
La seconda è chi fa i conti con il fisco, e in Italia dipende dal regime che hai scelto con l'intermediario. Nel regime amministrato, disciplinato dall'articolo 6 del decreto legislativo 461/1997, la banca o il broker calcola e versa l'imposta a ogni operazione e tu non dichiari nulla. Nel regime dichiarativo i conti li fai tu in dichiarazione dei redditi. Nel regime del risparmio gestito, previsto dall'articolo 7 dello stesso decreto, l'imposta si applica sul risultato complessivo maturato nell'anno dalla gestione. Sono tre modi diversi di arrivare all'imposta dovuta, e cambiano chi compila cosa e quando.
Perché non esiste un portafoglio "ideale" da copiare
Un portafoglio non si valuta in astratto, perché le sue caratteristiche hanno senso solo rispetto a chi lo possiede: fra quanto tempo servono quei soldi, quanto reddito hai a fianco, quanto sopporti di vedere il valore scendere senza toccare nulla, che tasse paghi. Le stesse identiche percentuali sono una cosa ragionevole per una persona e una scomoda per un'altra, e nessuna pagina web conosce quei dati di te.
Quello che si può fare in modo oggettivo è misurare: il valore totale, il peso di ogni posizione, quanto è concentrato su un singolo titolo o su un singolo emittente, quanto è costato in commissioni, quanto ha reso al netto delle imposte. Sono numeri verificabili, che puoi ricalcolare e confrontare nel tempo. La decisione che ne segue riguarda te, e per quella l'interlocutore giusto è un intermediario o un consulente autorizzato, che risponde di quello che ti dice.
Su Quotine la parte del misurare è già pronta: il cruscotto tiene aggiornate le quotazioni, calcola il valore totale, il peso di ogni posizione e il prezzo medio di carico di ogni titolo.
Domande frequenti
- Come si calcola il valore di un portafoglio investimenti?
- Si moltiplica, per ogni strumento, la quantità posseduta per l'ultimo prezzo di mercato, si sommano tutte le righe e si aggiunge la liquidità disponibile. Le obbligazioni fanno eccezione nella forma: quotano in percentuale del valore nominale, quindi il conto è nominale per quotazione diviso 100. Tutti i prezzi devono essere della stessa data, altrimenti il totale non corrisponde a nessun momento reale.
- Come si calcola quanto ha reso il mio portafoglio?
- Si sottrae dal valore attuale tutto il denaro versato e si divide per il denaro versato: con 10.000 euro versati e un valore di 11.483 euro, il rendimento è 14,83%. Vanno aggiunti dividendi e cedole già incassati e non reinvestiti. Se i versamenti sono avvenuti in momenti diversi si usa il rendimento pesato per il tempo (time-weighted), che è anche il metodo con cui i fondi pubblicano le proprie percentuali.
- Devo sommare i conti aperti presso banche diverse?
- Sì, se vuoi il quadro reale. Il portafoglio è la somma di tutti i depositi titoli e di tutta la liquidità destinata agli investimenti, indipendentemente da quanti intermediari sono coinvolti. Calcolare i pesi su un solo conto dà percentuali corrette solo per quel conto, non per il tuo patrimonio finanziario.
- A che cosa serve una simulazione di portafoglio?
- Serve a vedere il risultato aritmetico di ipotesi che scegli tu: capitale iniziale, versamenti periodici, durata e percentuale annua. Mostra bene l'effetto del tempo sul capitale che resta investito e il peso dei costi e delle imposte su orizzonti lunghi. Non è una previsione: descrive l'ipotesi che hai inserito, e provare più percentuali diverse rende visibile quanto è ampio l'intervallo dei risultati possibili.
- Che differenza c'è fra regime amministrato, dichiarativo e gestito?
- Cambia chi calcola e versa le imposte. Nel regime amministrato, previsto dall'articolo 6 del decreto legislativo 461/1997, ci pensa l'intermediario a ogni operazione e tu non dichiari nulla. Nel regime dichiarativo i conti li fai tu nella dichiarazione dei redditi. Nel regime del risparmio gestito, articolo 7 dello stesso decreto, l'imposta si applica sul risultato complessivo maturato nell'anno dalla gestione.