PIC e PAC: che differenza c'è fra versare tutto subito e un po' alla volta
← Magazine · Pubblicato il 21 ottobre 2026 · 6 min di lettura
PIC e PAC sono due modi di mettere soldi nello stesso strumento — un fondo, un ETF — e la differenza sta tutta nel calendario: tutto in una volta, oppure un pezzo alla volta. Qui vediamo cosa cambia nei conti fra l'uno e l'altro: il prezzo a cui compri, quanto del tuo denaro è investito e quando, i costi, le tasse. Non quale dei due scegliere: quello dipende da cose che solo tu sai, e da prezzi futuri che nessuno conosce.
Cosa sono PIC e PAC
Il PIC (piano di investimento del capitale) è un versamento unico: metti tutta la somma in una volta e compri le quote a un solo prezzo, quello di quel giorno. Il PAC (piano di accumulo del capitale) è una serie di versamenti periodici: la stessa cifra, ogni mese o ogni trimestre, che compra ogni volta al prezzo del momento. Lo strumento può essere identico; cambiano solo il numero di acquisti e le date.
Le due sigle nascono nel mondo dei fondi comuni, dove le società di gestione offrono le due modalità di sottoscrizione dello stesso fondo. Oggi si usano anche per gli ETF e per le azioni: «PIC» è un acquisto normale, «PAC» un ordine che si ripete da solo. Come funziona un PAC rata per rata, con le frazioni di quota e il resto che resta in liquidità, è spiegato in piano di accumulo in ETF: come funziona.
La differenza nei numeri: un esempio
La differenza fra PIC e PAC si vede nel prezzo medio di carico, cioè quanto hai pagato in media ogni quota. Con il PIC è il prezzo di quel giorno; con il PAC è la media dei prezzi delle rate, pesata sul numero di quote che ogni rata ha comprato. Ecco un esempio con numeri inventati, senza commissioni, solo per vedere il meccanismo.
Hai 1.200 euro e uno strumento che nei quattro trimestri successivi quota 20, 15, 16 e 24 euro.
- PIC: versi 1.200 euro al primo prezzo, 20 euro. Compri 60 quote. Prezzo medio di carico: 20 euro.
- PAC: versi 300 euro a trimestre. Compri 15 quote a 20, 20 quote a 15, 18,75 quote a 16 e 12,5 quote a 24: in tutto 66,25 quote. Prezzo medio di carico: 1.200 diviso 66,25, cioè circa 18,11 euro.
Alla fine dell'anno, a 24 euro, le 60 quote del PIC valgono 1.440 euro e le 66,25 del PAC circa 1.590 euro. Ma basta cambiare la sequenza dei prezzi per ribaltare il risultato: se lo strumento fosse salito con regolarità — 20, 22, 24, 26 — il PIC avrebbe comprato tutte le quote al prezzo più basso, e il PAC no. Il conto si fa sempre a posteriori, con prezzi che al momento della scelta non si conoscono. La formula del prezzo medio, con le commissioni dentro, è in come si calcola il prezzo medio di carico.
Quanto del tuo denaro è investito, e per quanto tempo
Con il PIC tutta la somma è investita dal primo giorno; con il PAC entra un pezzo per volta, e quello che deve ancora entrare aspetta da un'altra parte. È la seconda differenza meccanica, ed è altrettanto concreta della prima: nel PAC dell'esempio, per i primi tre mesi sono investiti 300 euro su 1.200, e 900 restano sul conto corrente o dove li tieni.
Questo vale nei due sensi: la parte investita segue il mercato, in su e in giù, e quella che aspetta no. Con il PIC l'intero capitale si muove con lo strumento fin dall'inizio; con il PAC l'esposizione cresce a ogni rata. C'è poi il caso più comune, che non è una scelta fra due: chi versa ogni mese una parte dello stipendio non ha una somma intera da investire subito, e il PAC è semplicemente il modo in cui i soldi arrivano.
Come cambiano i costi
Sui costi PIC e PAC si differenziano soprattutto per le commissioni legate a ogni singolo acquisto: un acquisto le paga una volta, dodici rate le pagano dodici volte. Una commissione fissa per operazione pesa in percentuale di più su una rata piccola che su un versamento grande: 2 euro su una rata da 100 sono il 2%, su un versamento da 1.200 meno dello 0,2%. Nei fondi comuni le condizioni per i piani di accumulo — diritti fissi per rata, commissioni di sottoscrizione, importo minimo — sono scritte nel prospetto del fondo; per gli ETF nel foglio informativo del servizio del tuo intermediario.
Gli altri costi sono gli stessi nei due casi. Il costo annuo dello strumento, indicato nel KID — il documento con le informazioni chiave previsto dal regolamento europeo 1286/2014 — si applica al patrimonio investito, qualunque sia il modo in cui ci sei entrato. E l'imposta di bollo sul deposito titoli, che l'Agenzia delle Entrate fissa allo 0,2% annuo del valore degli strumenti finanziari, cresce con quello che hai in deposito: con il PIC parte subito sull'intera somma, con il PAC sale man mano.
Le tasse: uguali, ma calcolate sul prezzo medio
Fiscalmente PIC e PAC sono la stessa cosa: non esiste una tassazione del piano, esiste la tassazione dello strumento. Quando vendi, il guadagno si calcola sulla differenza fra il prezzo di vendita e il prezzo medio di carico di tutte le quote che hai, ed è tassato al 26%, con l'aliquota ridotta del 12,5% per la parte riferibile a titoli di Stato italiani e dei Paesi in white list, come prevede il decreto legge 66/2014.
La differenza pratica è una sola: con il PAC il prezzo medio cambia a ogni rata, e se vendi una parte delle quote il guadagno si calcola sul prezzo medio dell'intera posizione, non sul prezzo delle rate che sceglieresti tu. Come la banca fa questo conto è spiegato in tassazione delle plusvalenze.
PIC e PAC sullo stesso strumento
Le due modalità non si escludono: puoi fare un versamento iniziale e poi aggiungere rate periodiche sullo stesso fondo o ETF, e molti piani di accumulo dei fondi comuni prevedono proprio un primo versamento più alto delle rate successive. Le quote finiscono tutte nella stessa posizione, e il prezzo medio di carico le tiene insieme: quella iniziale pesa di più perché ha comprato più quote.
Per vedere come una serie di rate cresce nel tempo con costi, bollo e tasse dentro, il conto passo per passo è in simulazione di un piano di accumulo. E se versi già, Quotine registra ogni acquisto, rata per rata, e ti mostra il prezzo medio di carico aggiornato e il prezzo di pareggio sul grafico: lo trovi su quotine.it.
Domande frequenti
- Qual è la differenza tra PIC e PAC?
- Il PIC è un versamento unico: tutta la somma entra in una volta e compra le quote a un solo prezzo. Il PAC è una serie di versamenti periodici della stessa cifra, che comprano ogni volta al prezzo del momento. Lo strumento può essere lo stesso: cambiano il numero di acquisti, le date e quindi il prezzo medio di carico.
- PIC o PAC: quale dà un prezzo medio più basso?
- Dipende da come si muovono i prezzi dopo il primo versamento, che non si conosce in anticipo. Se il prezzo scende e poi risale, le rate del PAC comprano più quote ai prezzi bassi e il prezzo medio scende sotto quello del PIC; se il prezzo sale con regolarità, il PIC ha comprato tutto al prezzo più basso. Il confronto si può fare solo a posteriori.
- PIC e PAC sono tassati in modo diverso?
- No. Si tassa lo strumento, non il modo in cui lo hai comprato: alla vendita il guadagno si calcola sul prezzo medio di carico di tutte le quote ed è tassato al 26%, o al 12,5% per la parte riferibile a titoli di Stato italiani e white list secondo il decreto legge 66/2014. L'imposta di bollo dello 0,2% annuo, indicata dall'Agenzia delle Entrate, si applica in entrambi i casi sul valore in deposito.
- Si possono fare PIC e PAC sullo stesso fondo?
- Sì. Si può fare un versamento iniziale e poi aggiungere rate periodiche sullo stesso fondo o ETF, e molti piani di accumulo dei fondi comuni prevedono un primo versamento più alto delle rate. Tutte le quote confluiscono nella stessa posizione con un unico prezzo medio di carico.
- Con un PAC si pagano più commissioni?
- Le commissioni legate a ogni acquisto si pagano una volta per rata, quindi con un PAC si pagano tante volte quante sono le rate, e una commissione fissa pesa di più in percentuale su una rata piccola. Il costo annuo dello strumento indicato nel KID è invece lo stesso. Le condizioni dei piani di accumulo sono nel prospetto del fondo o nel foglio informativo dell'intermediario.