Diversificazione di un portafoglio: come si misura
← Magazine · Pubblicato il 5 settembre 2026 · 8 min di lettura
«Diversificazione» è una parola che si legge dappertutto, quasi sempre come consiglio. Qui la trattiamo per quello che è davvero: un numero che puoi calcolare sul portafoglio che hai già in mano. Non ti diremo quanto diversificato dovrebbe essere — quella non è una domanda con una risposta valida per tutti, e non è il nostro mestiere. Ti mostriamo come si misura, con i conti aperti.
Che cosa significa diversificare un portafoglio
Diversificare un portafoglio significa distribuire il capitale su più posizioni che non reagiscono tutte allo stesso modo allo stesso evento. Non è una tecnica né una promessa di risultato: è una proprietà misurabile di quello che possiedi in questo momento, e si legge da quattro conti — quanto pesa ogni posizione, quante posizioni dipendono in realtà dallo stesso fattore, quali titoli si ripetono dentro i fondi che hai comprato, e su quante valute e Paesi sei esposto. Ognuno di questi quattro conti si fa con i dati che hai già nell'estratto conto titoli.
Il punto da tenere fermo è che il numero di righe nel tuo estratto conto non è la diversificazione. Dieci righe possono comportarsi come tre, e i paragrafi che seguono spiegano come ci si accorge che è successo.
Il primo conto: quanto pesa ogni posizione
Il peso di una posizione si calcola dividendo il suo controvalore per il valore totale del portafoglio, moltiplicato per cento. Se hai 12.000 euro investiti in tutto e 3.000 euro su un singolo titolo, quel titolo pesa 3.000 ÷ 12.000 = 0,25, cioè il 25%. La somma dei pesi di tutte le posizioni fa sempre 100%: se non fa 100, hai dimenticato una riga — spesso la liquidità ferma sul conto, che è a tutti gli effetti una posizione.
Il controvalore da usare è quello di mercato di oggi, non quello che hai pagato. Sono due numeri diversi, e la differenza fra i due è esattamente il guadagno o la perdita non ancora realizzata. Se vuoi vedere come si costruisce questa tabella voce per voce, l'abbiamo spiegata in come si calcola un portafoglio investimenti: Quotine questo conto lo fa da sé sulle posizioni che carichi.
Come si misura la concentrazione
La concentrazione si misura con tre numeri ricavati dai pesi che hai appena calcolato: il peso della posizione più grande, la somma delle tre più grandi, e il numero effettivo di posizioni. Quest'ultimo è il più utile, perché traduce la concentrazione in un numero che si legge a colpo d'occhio: ti dice a quante posizioni «di pari peso» equivale il tuo portafoglio.
Si calcola così: prendi il peso di ogni posizione in forma decimale (25% diventa 0,25), elevalo al quadrato, somma tutti i quadrati e fai 1 diviso quella somma. Questa somma di quadrati è quella che in gergo si chiama indice di concentrazione di Herfindahl — è solo il nome tecnico dell'operazione che hai appena fatto, niente di più.
Due esempi con i numeri. Portafoglio A: dieci posizioni da 10% ciascuna. I quadrati sono dieci volte 0,01 = 0,10; il numero effettivo è 1 ÷ 0,10 = 10. Portafoglio B: una posizione da 55% e nove da 5%. I quadrati sono 0,3025 più nove volte 0,0025 (= 0,0225), totale 0,325; il numero effettivo è 1 ÷ 0,325 = 3,1. Entrambi hanno dieci righe nell'estratto conto, ma il secondo si comporta come se ne avesse tre.
Perché due titoli diversi possono muoversi insieme
Due posizioni distinte non sono automaticamente indipendenti: possono salire e scendere insieme perché dipendono dallo stesso fattore — lo stesso settore, lo stesso Paese, lo stesso tasso di interesse, la stessa valuta. La misura che descrive questo legame si chiama correlazione: è un numero fra -1 e +1 che dice quanto due prezzi si sono mossi nella stessa direzione nel passato. Vicino a +1 si sono mossi quasi sempre insieme, vicino a 0 non c'è stato legame, vicino a -1 si sono mossi in direzioni opposte.
Due cose da sapere su questo numero. La prima: è calcolato su una serie storica di prezzi, quindi descrive quello che è successo in un certo periodo, non quello che succederà. La seconda: cambia a seconda del periodo su cui lo calcoli, per cui una correlazione senza l'indicazione dell'arco di tempo è un numero incompleto.
Nella pratica, senza calcolare nulla, la stessa informazione la ottieni raggruppando le posizioni per settore, per Paese e per valuta e sommando i pesi di ciascun gruppo. Se un gruppo solo vale il 70%, il portafoglio dipende in larga parte da un fattore unico, indipendentemente da quante righe contiene.
I titoli che si ripetono dentro fondi ed ETF
Se possiedi fondi o ETF, il conto sui pesi non è finito: devi guardare dentro quei fondi, perché lo stesso titolo può comparire in più di uno e il tuo portafoglio ne contiene molto più di quanto sembri. Questo passaggio in gergo si chiama look-through, cioè «guardare attraverso»: si moltiplica il peso del fondo nel tuo portafoglio per il peso del titolo dentro il fondo.
Un esempio. L'ETF A pesa il 40% del tuo portafoglio e al suo interno un certo titolo pesa il 5%: quel titolo vale 0,40 × 0,05 = 0,02, cioè il 2% del tuo portafoglio. L'ETF B pesa il 30% e contiene lo stesso titolo al 4%: 0,30 × 0,04 = 0,012, cioè l'1,2%. In totale quel singolo titolo pesa 3,2%, e nel tuo estratto conto non compare da nessuna parte come riga a sé.
I dati per fare questo conto sono pubblici: ogni emittente di ETF pubblica l'elenco completo delle posizioni del fondo, in genere aggiornato ogni giorno, e la composizione sintetica sta anche nel documento contenente le informazioni chiave, il KID, che è obbligatorio per i prodotti d'investimento al dettaglio in base al regolamento UE 1286/2014 (Consob). Abbiamo dedicato una pagina a questo passaggio in come si misura un portafoglio azionario.
I limiti che un fondo europeo deve già rispettare
Un fondo conforme alle regole europee — quello che nei documenti trovi indicato come OICVM, o con la sigla inglese UCITS — ha già dei limiti di concentrazione scritti nella normativa, e questo cambia il modo in cui devi leggerlo. Secondo il glossario di Borsa Italiana, gli OICVM possono investire al massimo il 5% del proprio patrimonio in valori mobiliari o strumenti di mercato monetario di un solo emittente.
L'articolo 52 della direttiva 2009/65/CE, nel testo pubblicato dall'ESMA (l'autorità europea dei mercati), aggiunge i casi in cui quel tetto sale: gli Stati membri possono portare il limite del 5% fino al 10%, ma allora l'insieme delle posizioni che superano il 5% non può eccedere il 40% del patrimonio del fondo. Per i titoli emessi o garantiti da uno Stato membro o da un ente pubblico internazionale il limite può arrivare al 35%. E — dettaglio che conta parecchio quando conti gli emittenti — lo stesso articolo 52 stabilisce che le società appartenenti allo stesso gruppo si considerano un unico emittente ai fini di questi limiti.
La conseguenza pratica è semplice: la riga «fondo» nel tuo estratto conto non è mai una posizione singola, ma non è nemmeno illimitatamente frazionata. I limiti valgono a livello del fondo, non del tuo portafoglio: se compri tre fondi che seguono lo stesso indice, i limiti sono rispettati tre volte e la tua concentrazione resta quella che è.
Valuta e Paese sono due conti separati
La valuta in cui un ETF è quotato non è la valuta dei titoli che contiene: un ETF quotato in euro su Borsa Italiana può essere pieno di azioni americane denominate in dollari, e in quel caso il cambio euro/dollaro entra nel valore della tua quota anche se tu hai comprato e venduto in euro. Il peso per valuta si calcola come tutti gli altri: si sommano i controvalori delle posizioni denominate in ciascuna valuta e si dividono per il totale.
Lo stesso vale per il Paese. Il Paese di quotazione, il Paese di domicilio del fondo (spesso Irlanda o Lussemburgo) e i Paesi in cui operano le aziende sottostanti sono tre informazioni diverse, e solo la terza dice qualcosa sulla concentrazione geografica del tuo portafoglio.
Nel KID trovi anche un indicatore sintetico di rischio su una scala da 1 a 7, previsto dalla disciplina PRIIPs e richiamato dalle istruzioni operative Consob sui KID. È un numero utile, ma riguarda il singolo prodotto: non misura quanto sei concentrato tu, che di prodotti ne hai diversi. La stessa distinzione la trovi in come funziona l'asset allocation.
Dove entrano le tasse in questo conto
Le imposte non si distribuiscono seguendo la diversificazione: si applicano posizione per posizione, e questo significa che due portafogli con la stessa composizione lorda possono avere un netto diverso. La regola generale è che i redditi di natura finanziaria sono tassati con imposta sostitutiva del 26% (aliquota fissata dal D.L. 66/2014), mentre per i titoli di Stato italiani e per quelli equiparati l'aliquota è del 12,5%.
C'è poi un'asimmetria che vale la pena conoscere prima di guardare il saldo netto: i guadagni e le perdite non appartengono sempre alla stessa categoria fiscale, e categorie diverse non si compensano fra loro. Il conto completo, con l'aliquota, il prezzo medio di carico e le minusvalenze, sta in come si calcola la tassazione delle plusvalenze su azioni.
Su questa pagina non troverai indicazioni su quante posizioni tenere, su quali strumenti scegliere o su come ripartire il capitale: Quotine spiega come funzionano i conti, non cosa comprare o vendere.
Domande frequenti
- Quante posizioni servono per considerare diversificato un portafoglio?
- Non esiste un numero valido per tutti, e nessuno puo dartelo senza conoscere la tua situazione: quello che puoi fare e misurare il numero effettivo di posizioni del tuo portafoglio. Si calcola elevando al quadrato il peso decimale di ogni posizione, sommando i quadrati e facendo 1 diviso quella somma. Dieci righe da 10% danno 10; una riga da 55% piu nove da 5% danno 3,1. Il conto ti dice a quante posizioni di pari peso equivale quello che hai.
- Un solo ETF conta come una posizione o come tante?
- Ai fini della concentrazione conta per i titoli che contiene, non come riga unica. Per calcolarlo moltiplichi il peso dell'ETF nel tuo portafoglio per il peso di ciascun titolo dentro l'ETF: un fondo che pesa il 40% e contiene un titolo al 5% ti espone a quel titolo per il 2%. L'elenco delle posizioni e pubblicato dall'emittente, di solito con aggiornamento giornaliero, e la composizione sintetica sta nel KID previsto dal regolamento UE 1286/2014.
- Se compro due ETF diversi, i titoli dentro possono essere gli stessi?
- Si, ed e il caso piu frequente quando i due fondi seguono indici che si sovrappongono. Per accorgertene devi sommare, titolo per titolo, il contributo di ciascun fondo: peso del fondo moltiplicato per peso del titolo dentro il fondo. Lo stesso titolo presente in due ETF puo arrivare a pesare qualche punto percentuale del tuo portafoglio senza comparire come riga a se nell'estratto conto.
- I limiti europei sui fondi garantiscono che il mio portafoglio sia diversificato?
- No, perche valgono a livello del singolo fondo e non del tuo portafoglio. Un fondo conforme alle regole europee (OICVM) puo investire al massimo il 5% del patrimonio in un solo emittente secondo il glossario di Borsa Italiana, con la possibilita per gli Stati membri di alzare il tetto al 10% purche l'insieme delle posizioni sopra il 5% resti entro il 40% (art. 52 della direttiva 2009/65/CE, testo ESMA). Se compri tre fondi sullo stesso indice, quei limiti sono rispettati tre volte e la tua concentrazione non cambia.
- Un ETF quotato in euro mi mette al riparo dal cambio?
- La valuta di quotazione e la valuta dei titoli contenuti nel fondo sono due informazioni diverse. Un ETF quotato in euro puo contenere azioni denominate in dollari: in quel caso il cambio entra comunque nel valore della quota, anche se tu compri e vendi in euro. Il peso per valuta si calcola sommando i controvalori delle posizioni denominate in ciascuna valuta e dividendo per il totale del portafoglio.