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Split azionario: come funziona e cosa cambia per chi ha le azioni

← Magazine · Pubblicato il 12 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Una mattina apri il conto e trovi 100 azioni dove ieri ne avevi 10, ognuna a un decimo del prezzo. Non hai comprato niente e non hai perso niente: la società ha fatto uno split azionario, in italiano frazionamento. Qui vedi come funziona il conto, chi lo decide, cos'è il caso opposto e cosa cambia nei numeri che usi per seguire il tuo portafoglio.

Cos'è lo split azionario

Lo split azionario è l'operazione con cui una società divide ciascuna delle sue azioni in più azioni nuove, secondo un rapporto fisso: il numero di azioni si moltiplica, il prezzo di ognuna si divide per lo stesso numero, e il valore complessivo resta uguale. Borsa Italiana lo descrive come un frazionamento che «non comporta alterazioni nella capitalizzazione di Borsa» della società: cambiano solo il numero delle azioni e il loro valore unitario.

La capitalizzazione è il valore di tutte le azioni di una società messe insieme, cioè prezzo per numero di azioni. Nell'esempio usato da Borsa Italiana, una società con un milione di azioni da 100 euro vale 100 milioni; dopo uno split 10 per 1 ha dieci milioni di azioni da 10 euro, e vale sempre 100 milioni.

Lo stesso vale per te: la tua quota della società resta la stessa percentuale di prima, perché tutti gli azionisti ricevono azioni nuove nello stesso rapporto.

Come si calcola il prima e il dopo

Il conto dello split si fa con due operazioni: moltiplichi il numero delle tue azioni per il rapporto e dividi il prezzo per lo stesso rapporto. Il valore della posizione — azioni per prezzo — non cambia.

Un esempio con uno split 3 per 1, il rapporto che Borsa Italiana usa nella sua scheda sulle operazioni societarie: per ogni vecchia azione consegnata ne ricevi tre nuove.

Il prezzo «dopo» è quello teorico all'apertura del giorno in cui lo split diventa efficace. Da lì in poi il titolo riprende a muoversi con gli scambi normali, come spiegato in come funziona la Borsa.

Perché una società fa uno split

Una società fraziona le azioni per abbassarne il prezzo unitario quando è salito molto, così che con la stessa cifra si possano comprare quantità più piccole e i titoli passino di mano più facilmente. Borsa Italiana nota che lo split «viene spesso promosso dopo forti rialzi di un'azione», per favorire la liquidità del titolo.

La liquidità, in Borsa, è la facilità con cui un titolo si compra e si vende senza far muovere troppo il prezzo. Lo split non aggiunge denaro alla società e non cambia i suoi conti: cambia solo il «taglio» delle azioni, come cambiare una banconota da 50 in cinque da 10.

Chi decide lo split e come viene annunciato

In una società per azioni italiana lo split lo decide l'assemblea straordinaria dei soci, perché il numero delle azioni è scritto nello statuto e ogni modifica dello statuto spetta a quell'assemblea (articolo 2365 del Codice civile). La delibera indica il rapporto e la data da cui le azioni nuove sostituiscono quelle vecchie.

Per le società quotate, la data di efficacia viene comunicata al mercato prima che l'operazione scatti. Tu non devi fare niente: il cambio delle azioni avviene in automatico sul conto titoli, attraverso la banca o il broker che te le custodisce.

Lo split fa parte delle cosiddette operazioni sul capitale, come l'aumento di capitale. La differenza è che nello split non entra né esce denaro: il capitale sociale resta identico, viene solo diviso in più pezzi.

Il raggruppamento, o reverse split

Il raggruppamento — in inglese reverse split — è l'operazione inversa: la società sostituisce più azioni vecchie con una sola nuova, quindi il numero di azioni diminuisce e il prezzo di ognuna sale nella stessa misura. Borsa Italiana spiega che con un raggruppamento 1 a 2 ogni azionista riceve 1 azione nuova per ogni 2 vecchie, e le azioni in circolazione si dimezzano.

Anche qui il valore della posizione resta lo stesso. Nell'esempio di Borsa Italiana, 10 azioni da 0,20 euro con un raggruppamento 1 per 10 diventano 1 azione da 2 euro: 2 euro prima e 2 euro dopo. Borsa Italiana osserva che questa operazione avviene di solito quando il prezzo di un titolo è sceso molto.

Il raggruppamento ha un dettaglio pratico in più: se il numero delle tue azioni non è un multiplo esatto del rapporto, resta un avanzo (il «resto») che non forma un'azione intera. Il comunicato della società spiega come vengono trattati i resti, di solito con la possibilità di comprare o vendere le frazioni mancanti per arrivare a un numero intero.

Cosa succede al prezzo medio di carico

Dopo uno split il tuo prezzo medio di carico si divide per il rapporto dello split, mentre il costo totale che hai pagato resta identico. Il prezzo medio di carico è il prezzo medio a cui hai comprato le azioni che hai, commissioni comprese.

Riprendendo l'esempio: se le tue 20 azioni ti erano costate in tutto 1.500 euro, il carico era 75 euro per azione. Dopo lo split 3 per 1 hai 60 azioni e il carico diventa 1.500 ÷ 60 = 25 euro. Il guadagno o la perdita non realizzati sono gli stessi di prima: 300 euro, sia prima (1.800 − 1.500) sia dopo.

Se segui il portafoglio con un tracker, lo split va registrato come tale e non come un acquisto di azioni nuove: altrimenti il carico risulta sbagliato e il rendimento sembra cambiare da un giorno all'altro. Su Quotine puoi tenere le operazioni e vedere carico e rendimento della posizione nella tua dashboard.

Lo split si paga di tasse?

No: lo split non fa nascere nessuna tassa, perché non è una vendita. Il Testo unico delle imposte sui redditi (articolo 67, comma 1, lettera c-bis) tassa le plusvalenze «realizzate mediante cessione a titolo oneroso» di azioni, cioè quando vendi; nello split non vendi niente e non incassi niente.

La tassa arriva solo quando vendi le azioni, ed è il 26% della differenza fra prezzo di vendita e costo d'acquisto, come stabilito dall'articolo 3 del decreto-legge 66/2014. Il costo da usare è quello totale che hai pagato all'inizio, ridistribuito sulle nuove azioni: il calcolo completo è in come si calcola la plusvalenza su azioni.

Nel raggruppamento, invece, se il resto viene venduto quella piccola vendita è una cessione come le altre, e sulla sua eventuale plusvalenza si applica la stessa regola del 26%.

Grafici, storico dei prezzi e derivati

Per rendere confrontabili i prezzi di prima e di dopo, i grafici storici vengono «rettificati»: i prezzi passati si dividono per il rapporto dello split, così la linea non mostra un crollo che non c'è stato. Borsa Italiana pubblica per questo i prezzi rettificati e i coefficienti di rettifica, chiamati «K», con le date da cui sono efficaci.

Lo stesso vale per i contratti derivati — opzioni e futures — che hanno come sottostante quell'azione: Borsa Italiana li rettifica alla data di efficacia dell'operazione, cambiando prezzo di esercizio e lotto, per mantenerne «l'equivalenza finanziaria». Se hai solo azioni, questo passaggio non ti riguarda.

Se un grafico non rettificato mostra un salto improvviso del prezzo, il primo controllo da fare è se in quella data c'è stato uno split o un raggruppamento. Per tornare alle basi su cosa rappresenta un'azione, c'è la guida su cosa sono le azioni.

Domande frequenti

Con lo split azionario guadagno o perdo qualcosa?
No. Il numero delle tue azioni si moltiplica e il prezzo di ognuna si divide per lo stesso rapporto, quindi il valore della posizione resta uguale. Borsa Italiana lo descrive come un frazionamento che non altera la capitalizzazione della società.
Devo fare qualcosa quando una società fa uno split?
No. Lo split è deciso dall'assemblea straordinaria della società e le azioni nuove arrivano in automatico sul conto titoli dalla data di efficacia. Conviene solo controllare che il tuo prezzo medio di carico risulti diviso per il rapporto dello split.
Che differenza c'è fra split e raggruppamento?
Nello split una vecchia azione diventa più azioni nuove e il prezzo unitario scende; nel raggruppamento (reverse split) più azioni vecchie diventano una sola nuova e il prezzo unitario sale. In entrambi i casi il valore complessivo della posizione resta lo stesso.
Lo split fa pagare la tassa del 26%?
No. Il TUIR (art. 67) tassa le plusvalenze realizzate con la cessione a titolo oneroso delle azioni, e lo split non è una vendita. La tassa del 26% si paga solo quando vendi, sulla differenza fra prezzo di vendita e costo d'acquisto.
Perché il grafico storico di un titolo non mostra il salto di prezzo dello split?
Perché i prezzi passati vengono rettificati, cioè divisi per il rapporto dello split, per restare confrontabili con quelli nuovi. Borsa Italiana pubblica i prezzi rettificati e i coefficienti di rettifica K con la loro data di efficacia.